Si riaccendono più potenti che mai i riflettori su Christian Dior grazie alla mostra che Il Victoria & Albert Museum si prepara ad accogliere: il celebre museo di Londra avrà un ospite inconsueto “Christian Dior: couturier of Dreams”, un percorso inaugurato lo scorso anno al Musée des Arts Decoratifs di Parigi. Ma in una veste tutta nuova e British, ovviamente! L’appuntamento è previsto per il prossimo 2 febbraio 2019: l’exhibition si preannuncia come la più importante rassegna dedicata a Monsieur mai andata in scena nel Regno Unito.

"CHRISTIAN DIOR COUTURIER DU REVE", LA MOSTRA PARIGINA, PREQUEL DELL'EVENTO LONDINESE

Di Dior si conosce tanto, per quanto nella sua vita fosse schivo ad apparire al di là delle sue indelebili creazioni. Genio raffinato, amico di grandi artisti e delle più belle e importanti dive dell’epoca. Ma è l’aspetto più intimo e bizzarro che mi ha colpito: il suo rapporto con il mondo esoterico e con il suo doppio. L’uomo pubblico e quello privato. L’irrequietezza di un Giano bifronte ormai non più schiavo del tempo.

Immagino con difficoltà il giovane Dior che a 13 anni visita il suo primo indovino. "Soffrirai di povertà", dice. '' Ma le donne faranno la tua fortuna, e grazie a loro avrai successo. Farai una grande quantità di denaro e dovrai viaggiare molto. "

Un legame con l’intangibile che lo accompagna per il resto della sua vita: Dior non prende mai una decisione importante senza aver prima consultato una veggente; lo seguiranno per tutta la vita, permettendogli di placare il suo cuore tormentato, di continuare a sperare e a vivere o semplicemente di fare scelte decisive per la sua carriera.

Una delle sue più fedeli confidenti, la cartomante Madame Delahaye, gli predice incessantemente, tra il Giugno 1944 e il Maggio 1945, il ritorno della sua adorata sorella minore Catherine, deportata per aver partecipato alla Resistenza. La visione di M.me l'avrà vinta sulla rassegnazione, sul pessimismo e sulla tragica sorte di milioni di uomini e di donne: Catherine verrà liberata dal campo di Ravensbrück alla fine della guerra.

CHRISTIAN DIOR ASSIEME ALLA CARTOMANTE M.ME DELAHAYE

È sempre Madame Delahaye a guidare Christian Dior nella decisione che cambia il corso della sua vita e quello della moda. Avendo ricevuto due proposte per la creazione della sua casa di moda, Dior corre da Madame Delahaye. «Accetti! mi ordinò, accetti! Deve creare la Maison Christian Dior. Tutto ciò che le potranno offrire più tardi non ha paragoni con la fortuna che le si presenta oggi!». Dior sente che l'intuizione della veggente è giusta. Perché gli ha già provato di essere infallibile. E il monile a forma di stella in cui inciampa davanti all'ambasciata d'Inghilterra non fa che confermare i suoi presentimenti. È lei a scegliere le date più propizie per presentare le sue collezioni. È lei che lo consiglia anche sul momento migliore per cambiare i fiori. È lei ad indicargli l’ora d’inaugurazione dell’agognata Maison Dior: le 10.30.

L'INAUGURAZIONE, E LA PRIMA SFILATA, DELLA MAISON DIOR

LE MANNEQUINS PORTANO IN PASSERELLA IL "NEW LOOK"

IL BACKSTAGE DELL'INAUGURAZIONE

La prima collezione, presentata il 12 febbraio 1947, provoca una deflagrazione nel mondo della moda. Il New Look impone un nuovo modello di fascino femminile. La primavera del '47 è un punto di non ritorno: da quel momento in poi le donne non sono più le stesse.

RASSEGNA STAMPA, 1947

COPERTINA DI HARPER'S BAZAAR DEL 1947

L'inizio della nuova era è accompagnato dall'arrivo del fiore porta-fortuna di Christian Dior: il mughetto. Superstizioso e attento, Dior inserisce sotto l'orlo di ognuno dei suoi modelli di alta moda un ramoscello essiccato di questo fiore delicato, da cui lui stesso non si separa mai. Nella tasca della giacca porta infatti un piccolo reliquario lavorato contenente un ramoscello dell'adorato mughetto. Tiene anche a portata di mano un quadrifoglio, due cuori, un pezzettino di legno, una moneta d'oro. E si diverte a giocare con i numeri. L'otto in particolare diventa il suo numero magico. La Maison di moda ha sede nell'8° arrondissement. «Dietro il piccolo edificio iniziale», si trova «un immobile nuovo di otto piani – otto atelier – affiancato a un altro immobile anch'esso di otto piani», osserva Dior nelle sue memorie. Il numero otto segna l'immaginario di Christian Dior anche con la sua grafia sensuale, con la sua silhouette «netta e avvitata, dal seno pronunciato, la vita stretta, i fianchi tondeggianti», a evocare una bellezza fatale ancor più che una fatalità. Nel tempo i feticci di Monsieur Dior hanno continuato a segnare la storia della Maison. Dalla stella scintillante posta alla sommità dell'immobile Dior a Ginza all'orologio Dior VIII, dalla collezione make-up dell'autunno 2013 pervasa da riflessi "Mystic Metallics" alla linea di gioielleria della sfilata prêt-à-porter autunno 2013 che scongiura la cattiva sorte ornando mani e orecchie di amuleti. Tante creazioni poste sotto una buona stella, per propiziare la sorte, all'infinito nonostante la finitezza della vita.

I REPORTERS DAVANTI ALLA MAISON DIOR

Ma il destino di questo uomo fuori dalla norma è legato ad un secondo personaggio che si intravede di continuo, un altro sè insoddisfatto, dissimulato dietro la facciata del grande stilista. Si percepisce un doppio Dior che se ne sta in agguato, severo verso sé stesso, dotato di un temibile super-Io. Si racconta questo aneddoto: spesso Christian Dior chiede al suo autista di fare diversi giri prima che entrare nella sua casa di moda, angosciato dal dover affrontare i suoi collaboratori, nel caso in cui, ai suoi occhi, non soddisfi tutte le loro esigenze. In Dior esistono anche diversi doppi molto «concreti»: conosciamo lo stilista, ma è anche un abile lo giardiniere, architetto, compositore, diplomatico, gallerista. Una moltitudine di personaggi. Cambia, scambia, inventa. I costumi, i volti, le maschere. Dunque, qual è il sogno di Christian Dior? Il sogno di cambiare pelle. E quello che sa fare, quello che farà, è precisamente questo: aiutare gli altri a cambiare pelle. Ma forse non la sua: “Sento che questa mia controfigura pubblica, il Christian Dior brillante e mondano, mi è servito e mi serve. Perché è lui che tiene in piedi tutta l’impalcatura, è lui che, anche con i suoi eccessi, fa vibrare le antenne del gusto. E finché ci sarà li a proteggermi con la sua ombra, io potrò riservare a me stesso, Christian, la parte migliore. Quella che, dall’idea all’abito, è la mia ragione di vita: il mio lavoro. E così, a quasi dieci anni dalla nascita della mia casa di moda, io, per la prima volta, accetto di identificarmi con questo fratello, quest’altro me stesso che è il frutto della celebrità e che non mi somiglia.”

Un uomo affettivamente in battaglia contro se stesso, allenato a sublimare i vuoti sentimentali nel cibo, che ama spassionatamente. In altre parole, gli piace mangiare. E anche dopo due attacchi di cuore (il primo nel 1947, l'anno del New Look), il cibo rimane una delle sue più grandi passioni.

Dior è, dopotutto, l'uomo il cui piatto preferito combina ostriche e foie gras, che può finire un'abbondante cena con il suo amico Jacques Tiffaut a New York e poi dirigersi a Times Square, dove mangerà ben cinque hot dog. Man mano che passano gli anni, il cibo diventa una parte sempre più ritualizzata della sua esistenza. La prima colazione che fa a letto e poi anche al piano di sotto, di fronte al ritratto di sua madre, consultando Madame Delahaye e pianificando i menu del giorno. Costantemente insicuro del suo status nel mondo della moda, Dior giocherella a un certo punto con l'idea di una carriera culinaria. "Conosco molte ricette e, chissà, un giorno potrei aver bisogno di qualcosa a cui ricorrere", ha detto una volta al suo amministratore delegato, Jacques Rouët. "Potremmo fare un prosciutto Dior o un arrosto Dior, forse?" Ma per quanto lo amasse, il cibo non poteva rendere felice Dior. In una lettera a un amico, si descrive come "il tuo vecchio couturier che ingrassa mentre si inaridisce". Come molti omosessuali, Dior ha un'opinione incredibilmente bassa di se stesso, e il cibo è il suo balsamo, “più ricco è meglio è”. Nella sua autobiografia si riferisce alla "mia linea costantemente messa in pericolo dal mio amore per il buon cibo", una dichiarazione timida che nascondeva un fondo di dolore. Ogni cotta sembra finire nel classico scenario: "Rimaniamo amici".

IL LIBRO "LA COUSINE, COUSU-MAIN" CON LE RICETTE PREFERITE DI CHRISTIAN DIOR. EDITO NEL 1972 IN 4.000 COPIE

E l’alterego dei cibi sono gli amori. L'ultimo è Jacques Benita, un cantante marocchino di trenta anni più giovane di Dior, che incontra nel 1956. Benita è un giovane con, si dice, un complesso paterno. Tutto ciò di cui ha bisogno è l'amore incondizionato che Dior può dargli, ma che tende a scardinare la cerchia ristretta delle persone che circondano il designer, in particolare la stretta collaboratrice del reparto grafico, segretaria, braccio destro, Raymonde Zehnacker, abituata alle infatuazioni del suo datore di lavoro, ma a quelle con una valenza più mercenaria e, quindi, più controllabili.

CHRISTIAN DIOR ASSIEME A JACQUES BENITA, SALVADOR DALI CON LA MOGLIE GALA E L'ARCHITETTO VICTOR GRANDPIERRE

Benita non è così e Dior, per la prima volta in assoluto, è improvvisamente incline a manifestazioni pubbliche di affetto. Ma allo stesso tempo, diventa sempre più acutamente consapevole di essersi tagliato fuori dalla possibilità di avere altri amanti giovani accanto a sè.

TELEGRAMMA DI DIOR A BENITA

Intanto arriva il 1957, anno in cui la sua collezione Spindle è nuovamente un successo; eppure è costantemente esausto.

UN MODELLO DELLA COLLEZIONE SPINDLE DEL 1957

Il suo medico gli ordina di prendersi delle pause durante il giorno in una piccola stanza adiacente al suo ufficio, ma una volta entrato, tutto quello che vuole fare è mangiare del cioccolato. Madame Zehnacker lo rimprovera, ma questo lo fa sentire semplicemente in colpa. E il senso di colpa lo fa mangiare di più. Nel frattempo, nessuno tranne i suoi segretari sa che deve 40 milioni di franchi al governo francese: Dior ha senz’altro bisogno di una fuga, di una pausa. Così chiede a M.me Zehnacker di prenotare un soggiorno a Montecatini. Situata nel cuore della Toscana, Montecatini è una meta curativa per i ricchi e famosi almeno dal XIV secolo. Rossini, Fairbanks, Gable e Grace Kelly - tutti hanno fatto un pellegrinaggio per perdersi nelle sue acque. Verdi è talmente convinto che le fonti di Montecatini custodiscano il segreto dell'eterna giovinezza, tanto da ritornarvi per i 25 anni seguenti. E così anche Dior sale sul treno notturno alla Gare de Lyon a fine ottobre. Un po' più di funzionalità epatica, un po' meno franchi, tutto sommato un pacchetto attraente - questo è tutto ciò in cui Dior spera. Benita cerca di fermarlo, insiste che lo ama proprio come lui, ma non è abbastanza rassicurante per un uomo più anziano, schiavo di qualcuno molto più giovane. Un ulteriore incentivo a legarsi indissolubilmente al Couturier, arriva la sera prima che Dior lascia Parigi, quando, per la prima volta, Benita gli permette di assistere alla sua esibizione al Solidor Cabaret. Ma contro questo stato di confusione affettiva, di salute incerta, anche le premonizioni di Madame Delahaye che lo hanno esortato a non partire, sono impotenti. Non c'è alcuna documentazione dell'ultimo viaggio in treno di Dior - nessun portiere, nessun cameriere di sala da pranzo, nessun amico con diario in mano che registra l'ultima hegira alla ricerca di una elisir di lunga vita. Eppure la leggenda persiste dipingendo un'ultima spettacolare festa privata, una grande bouffe. Dior, racconta la storia, ordina il suo piatto preferito: la cena è servita intorno alle 21 -il treno passa per Lione- e nell'ora successiva, divora un intero foie gras, almeno un chilo di grasso puro. Questo atto di gola è, per qualcuno nella sua condizione fisica, una sfida digestiva di troppo. Eppure, è facile immaginare un Dior che brama un'ultima avventura con il suo vecchio amore prima di rimettersi in forma durante il soggiorno termale. Quando Dior arriva, Montecatini è insolitamente afosa. Nei primi giorni le temperature sono alte. Il caldo si attenua un po' di sera, ed è allora che gioca a carte con i suoi compagni. Nella sua ultima notte, si siede a giocare a canasta, uno dei giochi che ha amato per tutta la vita, con Zehnacker, la sua figlioccia Marie-Pierre Colle e il suo autista (e un tempo amante) Pierre Perrotino. Ma verso mezzanotte, si accascia allo schienale della sedia a causa di un grave infarto e ictus. Quando arriva il medico dell'hotel, non c'è più nulla da fare.

LA SUITE INTITOLATA A DIOR AL GRAND HOTEL & LA PACE A MONTECATINI

L'aereo che Marcel Boussac invia per far volare la bara di Dior dall'Italia è troppo piccolo, così il feretro di quercia italiana viaggia via terra fino a Parigi. La gente lo aspetta.

I FUNERALI DI CHRISTIAN DIOR 

JEAN COCTEAU RICORDA L'AMICO DIOR

LA RASSEGNA STAMPA

Ci sono 2.000 persone nella chiesa per i funerali a Saint-Honoré d'Eylau. Altre 5.000 persone lo aspettano fuori. Jean Cocteau siede accanto alla Duchessa di Windsor. Pierre Cardin sviene. E ci sono così tanti fiori che alla Casa di Dior è concesso il permesso dal Comune di Parigi di esporli in Place de l'Etoile. L'Arco di Trionfo galleggia in un mare di fiori. Lo stesso Uomo sarebbe stato opportunamente impressionato, dato che i fiori sono quasi l'equivalente della moda e del cibo nel suo pantheon di passioni. Nel 1957, quando Dior diventa il primo stilista a riempire la copertina di Time, la rivista lo definisce come il Barnum della moda.

LA COPERTINA DEL TIME DEDICATA A DIOR

 Le dimensioni e lo splendore dei suoi funerali sono certamente un tributo alla vita di un grande showman, di un uomo che ha pienamente compreso il potere dei sogni. Come disse una volta, '' La moda nasce da un sogno, e il sogno è una fuga dalla realtà. '' Ma la via di fuga che Dior sceglie per se stesso è molto meno romantica e più letale.

MITZAH BRICARD, MARGUERITE CARRE, YVES SANT-LAURENT E RAYMONDE ZEHENACKER

«Paris Match» dedica l’intera prima pagina al grande Couturier . Appare a tutta pagina, vestito col suo famoso camice bianco, in una delle sue rare istantanee scattate da Jack Garofalo. Con una mano respinge gli assalti del pubblico e quelli del fotografo. Resiste. Combatte. E nel suo arretrare, che suggerisce nello stesso istante la sua cattura da parte dell’obiettivo, Dior mostra l’animale che è dentro di lui, un essere braccato, dato in pasto al pubblico. Alle sue spalle si scorge l’intensa attività della casa di moda. Evento rarissimo, «Paris Match» utilizza un solo titolo sulla cover: Parigi in lutto per Christian Dior. La leggenda sfiora i contorni del ritratto, nel quale Christian appare molto concentrato, coi tratti sorprendentemente fermi, lui che di solito offre un volto sfuggente agli obiettivi. «Il grande stilista, morto a cinquantadue anni, aveva difeso fino in fondo il segreto della moda. Lui veglia qui, in camice bianco, quella che sarebbe stata la sua ultima collezione». L’altra qualità della foto, oltre a quella specie di caccia sfrenata che lascia intendere, risiede nel fatto che il Dior rappresentato è serio e bello. La sua sagoma nasconde in parte l’effervescenza che si agita alle sue spalle, la rende quasi invisibile, come un fondale di scena. Dior appare in tutto il suo carisma, in intimità immediata con il lettore. In quel momento Dior è dappertutto. Ricopre tutti i ruoli. È Madame Bovary. La Signora delle Camelie. Behemot o lo spirito della metamorfosi. Amleto e Re Lear. Tutti coloro che cedono al fascino di quella prima pagina diventano essi stessi, in un attimo di pura immedesimazione, quell’uomo che fa cenno di no con la mano, che non vuole essere lì ed è trascinato suo malgrado nella stagionalità tellurica della moda, degli amori e infine della morte. Nel cuore di quel rifiuto di concedersi alla foto, alla fine, Dior acconsente. Senza offrirsi mai, si consegna. Questo doppio movimento racchiuso in uno solo esprime tutto Dior, ed è anche il segreto di una copertina particolarmente riuscita, che ancora oggi risulta terribilmente efficace, se non addirittura violenta. Illustrando il paradosso di un uomo che vuole e contemporaneamente cerca di sottrarsi al desiderio, essa permette a ciascuno, semplice lettore o amante della moda, di identificarsi. Lo vediamo dall’entità dell’omaggio: non si tratta solo di un patriarca dell’haute couture che se ne va, di un signore delle sfilate che esce di scena, ma dell’araldo di un’epopea del XX secolo che muore. Per tutti è il simbolo dell’eleganza, ma anche del successo. Dior rimette in piedi la Francia così come dà forma alla vita degli altri. Con la sua scomparsa è una parte importante della mitologia quotidiana di uomini e donne a essere colpita. Era entrato come nessun altro nelle camere da letto, nell’intimità di tutti. Direttamente o indirettamente. Non c’è da stupirsi se la morte di Christian Dior, seppur misteriosa agli occhi di molti, sia divenuta un fatto planetario. E la veggenza di Madame Delahaye, è un puzzle di carte che esplode nell’aria e nulla può contro la volontà de “ le gènie lèger”.

IL PARIS MATCH DA IL SUO ULTIMO SALUTO AL COUTURIER CHRISTIAN DIOR. 2 NOVEMBRE 1957