Gli anni '70 sono stati spesso liquidati come il decennio della mancanza totale di gusto, ma negli ultimi decenni lo stile di quel periodo si è trasformato da un semplice capriccio retrò a una perenne fonte di ispirazione per la moda, l'arredamento, il design e la musica: è forse giunto il momento della loro riabilitazione ufficiale tanto che quando un programma della BBC ha proposto di stabilire quale fosse stato il decennio più intrigante dagli anni '40 agli anni '90, questo onore e onere è stato riconosciuto agli anni '70, apprezzandone lo stile androgino e soprattutto la loro diversità.

Senza dubbio lo stile di quegli anni si avvalse dell'esplosione di nuovi linguaggi visivi: questo processo fu accelerata in parte dalla reazione al funzionalismo scarno ed essenziale del modernismo già avviata negli anni 60 dal movimento pop del "fate l'amore non fate la guerra".

 Negli anni 70 questa tendenza divenne la regola abolendo le nozioni tradizionali del "buon" gusto a favore del pluralismo, dell'estroversione, dell'originalità. Nel campo della moda dominavano l'eclettismo e  l'individualismo. Non esisteva un look giusto,  ma era il singolo individuo a stabilire di volta in volta la tendenza. "La moda è il veicolo per esprimere il proprio io, per realizzarsi, per dare sfogo alle piccole fantasie della mente" affermava nel '70 la rivista alternativa Rags: insomma, un'occasione per rompere con la tradizione e gli stereotipi.

Il saccheggio e la mescolanza di stili passati furono elementi chiave della moda del periodo: alcuni storici della moda  vedono in questo tentativo di evasione un desiderio nostalgico di tempi meno burrascosi sia dal punto di vista economico che ambientale.Per esempio lo stile contadino di Laura Ashley ispirato al ritorno alla natura del movimento hippy;

altri potrebbero argomentare che questo revivalismo cominciato già anni prima con la boutique Biba di Barbara Hulanicki proseguito con la rivisitazione di quasi tutte le subculture giovanili dell'ultimo dall'ultima guerra in poi (una tendenza questa esemplificata dal punk) non era altro che un ulteriore elaborazione del gusto post modernista di ripescare dal passato.

Tuttavia forse più di ogni altra cosa il vasto assortimento di tendenze che coesistettero durante gli anni 70 può essere collegato al crescente bisogno di autonomia dell'individuo e alla sua presa di distanza dalla moda fine a se stessa a beneficio di una ricerca di stile personale. È stata un'epoca da un punto di vista sartoriale imperniata puramente sullo stile, sulla capacità di ogni singolo individuo di proporsi secondo il proprio gusto.

Le giovani modelle del prêt-à-porter francese, come Khanh, Poppi Moreni, Elisabeth de Senneville, Agnè B.  parteciparono con piacere all'insurrezione contro l'haute couture parigina. Le prime griffe alternative francesi furono proposte in Inghilterra nei primi anni '70 dalle boutique londinesi Joseph, Escalade e Browns e poi, a metà decennio, da Bombacha, Elle e Les Deux Zèbres.

Una nuova generazione di stilisti giapponese, in particolare Issey Miyake - che nel 1970 creò il vestito con il tatuaggio stampato- contribuì alla rivoluzione di proporre in modo innovativo abiti della tradizione orentiale.Tutto questo poteva accadere soltanto perché certe regole e convenzioni estetiche si erano allentate.

 L'influenza del femminismo secondo fu in parte responsabile di questo cambiamento epocale: l'uso dei pantaloni è il segno visivo più tangibile del cambiamento della condizione della donna.

Nonostante la straordinaria varietà di aspetti del decennio sono quattro i temi dominanti: il movimento Pop,  il revaival retro esemplificato da Biba, il fenomeno del ritorno alla natura e il suo esatto contrario, il mondo dell'avanguardia con il suo amore per l'artificio.più si scava in profondità più si scopre l'enorme creatività e ricchezza di quest'epoca troppo spessa disprezzata.

E allora: continua...