Sarà l'imminente matrimonio del Principe Harry, sarà che ho messo in ordine gli abiti nuziali del mio armadio vintage, fatto sta che oggi si scrive qualcosa sul tema delle  cerimonie.

Quelle con gli sposini sulla torta per intenderci.

Ma mi limiterò ad un elemento in particolare: quello del colore.

E sarò seria!

Nella cultura occidentale, sposa fa rima con bianco.

Allora viene da chiedersi cosa rappresenti in realtà l'onnipresente abito da sposa - per l'appunto - bianco. 

Senz'altro qualcosa di differente da quello che abbiamo sempre pensato. 

Udite, udite: la tradizione delle spose che indossano il bianco non ha sempre simboleggiato verginità o purezza.

La funzione primaria era l'ostentazione!

"La connotazione della purezza non era importante", racconta Edwina Ehrman, curatrice del Victoria & Albert Museum di Londra. 

"Riguardava la ricchezza. Per tutto il XVIII e XIX secolo, le donne che potevano permetterselo si sono sposate in bianco. Nelle epoche in cui la manutenzione dei capi di abbigliamento era fatta accuratamente a mano, bucato compreso, un vestito bianco era quasi impossibile da pulire a fondo. Inoltre era un abito che si indossava una sola volta, destinato quindi ai nobili o alla ricca borghesia." 

È nel 1840, quando la regina Vittoria sposa il principe Alberto, che si traccia una linea di demarcazione in cui la veste nuziale assume una connotazione vicina al pensiero moderno.Da allora in poi non si può negare il suo potere totemico: per molte spose racchiude in sé una speranza, una nostalgia romantica, un simbolo che segna una nuova fase nella nostra vita.

LA REGINA VITTORIA, SPOSA NEL 1840

Il bianco è il colore più caldo, la quintessenza della sposa.

Così chi sceglie di sposarsi con un altro colore, è considerata audace e ribelle: pensiamo a Dita Von Teese nel suo abito viola di Vivienne Westwood;

DITA VON TEESE IN VIVIENNE WESTWOOD

 la cantante Gwen Stefani avvolta nella fantasia di John Galliano;

GWEN STEFANI

o le attrici Anne Hathaway, Jessica Biel e Reese Witherspoon, tutte recentemente sposatesi in un rosa non convenzionale.

ANNE HATHAWAY

JESSICA BIEL

E quando i designers Oscar de la Renta e Vera Wang hanno recentemente debuttato con collezioni di abiti da sposa non bianchi, la scelta è stata in parte vista come una mossa radicale.

Tuttavia sposarsi in rosa, viola, giallo, rosso (il tipico abito da sposa in Cina) o qualsiasi altro colore in tal senso non è una novità nella cultura occidentale, né particolarmente irriverente: "Nel corso dei secoli, le spose che erano interessate alla moda si sono spesso sposate in colori diversi. E li indossavano anche in seguito, modificandoli nel corso degli anni per adattarsi al fashion, o per adattarsi a una figura mutevole. Ed era normale per le donne non comprare un vestito nuovo per l'occasione, ma semplicemente sposarsi con il loro miglior vestito preso direttamente nel guardaroba.

CINA: UNA FELICE SPOSA IN ROSSO

Ad esempio, si pensi alle scorse Guerre Mondiali dove anche la moda nuziale si adatta ai tempi bellici. 

"Le persone hanno fatto quello che potevano durante la seconda guerra mondiale, prendendo in prestito vestiti, realizzando abiti con le proprie mani. Solo dopo la guerra tutto cambiò.I l modello a metà polpaccio divenne popolare, in grado di esaltare vitini da vespa da cui si aprivano ampie gonne. Negli anni '60, la cantante Lulu sfoggiava un maxi cappotto bianco con cappuccio e pelliccia su un mini abito e stivali alti.

LA CANTANTE LULU NEL 1960

L'abito stile impero disegnato da Thea Porter in velluto, è invece il modello iconico degli anni '70. 

UN ICONICO ABITO DA SPOSA DI THEA PORTER

"Il motivo per cui l'abito da sposa bianco è sopravvissuto è perché può evolversi e rimanere alla moda, persiste perché può essere reinventato".

Il designer Jenny Packham è d'accordo. "Gli abiti da sposa più memorabili per me sono quelli che definiscono un'epoca da una prospettiva di moda. Bianca Jagger in quell'abito bianco, Audrey Hepburn con un mini abito e una sciarpa per la testa.

BIANCA JEGGER, 1971

AUDREY HEPBURN

 Insomma, è tutto nel dettaglio:  è d'accordo Gareth Pugh, che ha creato abiti di scena  per artisti del calibro di Lady Gaga e Kylie Minogue.

"Un costume per il palcoscenico e un abito da sposa hanno entrambi ruoli molto specifici da soddisfare. Tuttavia, l'approccio e il processo sono molto diversi. Di solito con il costume di scena, il comfort e la capacità di muoversi facilmente sono in cima alla lista, oltre ad essere visivamente sorprendenti. Con un abito da sposa si creano dettagli precisi e curati che non si riescono a replicare sul palco - di solito perché un abito da sposa è visto molto più vicino. E una sposa è più disposta a rinunciare alla comodità".

E come si evolverà in futuro l'abito da sposa? Difficile dirlo, ma l'idea di vestire e presentare una parte onirica di se stessi è una fantasia che piacerà sempre. 

L'abito sarà sempre un po' più personale - qualcosa che è fatto con amore e cura, qualcosa che richiede tempo e pazienza - molto simile al matrimonio stesso.

E come il matrimonio, l'abito da sposa continua ad evolversi. Matrimoni gay e matrimoni interculturali sono entrambi esempi di come le nuove tradizioni investano la nostra società di un'auspicata affermazione dei diritti delle persone.

Insomma: se vuoi indossare un vestito colorato nel giorno del proprio matrimonio, o pantaloni, o andare a piedi nudi, fatelo. 

Ma l'idea che indossare un abito da sposa bianco vi asservirà in qualche modo è assurdo - l'uguaglianza e il rispetto sono ciò che importa in un matrimonio, non quello che indosserete al matrimonio.

Quindi: ognuno crei la propria favola nel rispetto della propria favola.

Il sogno di mia madre, ad esempio, si realizzò il 17 ottobre del 1959.

E gli ingredienti furono: felicità, bianco e mezza lunghezza!

MAMMA, 17 OTTOBRE 1959